Beach House – 7

Data: 22 giugno 2018 |

Album Information

Beach House – 7

7: l’alchimia del dream-pop

A dodici anni dall’omonimo album d’esordio, è uscito il 7 maggio scorso, 7, settimo album del duo statunitense Beach House, per Sub Pop, Bella Union e Mistletone, anticipato dai singoli Lemon Glow e Dive. Riecheggia la numerologia alchemica (il sette è il simbolo della perfezione), in un album reso sacro anche solo dal genere musicale di cui è smaccatamente esempio, il dream-pop, che adora la creazione di atmosfere mistiche ed interiori, per sensibilità inclini alla pelle d’oca. E, ascoltandolo, subito si sente la presenza di suoni di band che questo genere lo hanno inventato. Mi riferisco, per esempio, agli Slowdive, sicuramente meglio classificabili shoegaze, che si sentono bene nella scelta sonora e nel cantato. La voce è quella della francese Victoria Legrand, figlia d’arte da entrambe i genitori, che agli inizi del Duemila, decise di lasciare gli studi di teatro, per trasferirsi a Philadelphia, dove, con lo studente di geologia Alex Scally, diede vita al duo.

L’album è costruito su un cantato sognante, lunghi accordi distorti e tenuti, echi profondi, suoni melanconici che creano atmosfere e visioni, riempiendo udito ed anima. Dive, uno dei due singoli, è il pezzo più potente, dal punto di vista delle chitarre e della batteria, che entra verso la fine, come da lontano, ma lo caratterizza profondamente; gli accordi distorti e tenuti lunghi ricordano anche i Mogwai e la sospensione che si crea torna in alcuni versi del testo: tell her something / tell her nothing / tell her you’re waiting, fino al tuffo finale che lascia col fiato sospeso ed interrompe l’emozione.

Black car è il pezzo che si differenzia di più dagli altri e, probabilmente, proprio per questo, è il più bello ed interessante. L’inizio di tastiera liquido e profondo lascia spazio agli archi in lontananza e alla batteria controtempo, battuta delicatamente. La grancassa è sporca, il cantato è dolce, l’atmosfera velatamente triste. Forse è il brano più pop, anche se non di certo banale; in esso la dinamica è data dalla batteria, che dà un tocco originale a tutto l’album.

La pelle d’oca non è costante nell’ascolto di 7, che forse pecca di monotonia, ma che possiede in nuce, in ogni pezzo, voglia di ricerca e giovinezza musicale, qualità artistiche del duo che, senza dubbio, ha i colori dell’eleganza e della raffinatezza.

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