Baustelle – L’amore e la violenza vol. 2

Data: 26 marzo 2018 |

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Baustelle – L’amore e la violenza vol. 2

Ad un anno dal ritorno, tornano nuovamente i Baustelle, con L’amore e la violenza vol. 2 (Warner). Il seguito de L’amore e la violenza, che aveva visto il gruppo di Francesco Bianconi e co. alle prese con sperimentazioni ed omaggi pop, si presenta come un progetto parallelo, quasi gemello, per temi e sonorità. Difficile scrivere e cantare d’amore senza cadere nel banale, e la band lo fa per ben due volte, destreggiandosi sapientemente per stare quanto più possibile alla larga da cliché e già sentito. Rischio, questo, che i Baustelle hanno saputo domare, forse, sin dai lontani esordi.

Dodici nuovi pezzi facili, recita il sotto titolo, ammiccando al fatto che i nuovi brani sono nati durante il tour dello scorso anno. La linfa creativa che ruotava intorno ai due temi cardine, l’amore e la violenza, non si era ancora esaurita e, a testimoniare la questione speculare del progetto, l’intro del disco è Violenza: uno strumentale, come nel primo volume, dove invece era intitolato Love. Veronica N.2, primo scanzonato singolo, già sentito durante l’ultima tranche del tour, è quanto di più baustelliano non si ascolta da anni, mentre Lei Malgrado Te, dai violini superbi, sembra la canzone che Bianconi ha scritto per Patty Pravo e che poi si è tenuto per sé (ma quanto ci sarebbe stata bene la conturbante voce di Rachele Bastreghi ai lead vocals?), e anche qui riecheggia nelle sonorità lo spettro del progetto madre, perché la coda è molto simile a Il Vangelo di Giovanni. “Tutto mi parla di te, perfino la tua assenza mi fa compagnia”, canta Bianconi, accorato e sincero. Meno sperimentazioni e più rimandi alla propria produzione, stavolta, perché se nel primo volume erano forti i rimandi e gli omaggi al pop di Battiato o alle virate elettroniche dei Matia Bazar di Tango, qui i Baustelle omaggiano i Baustelle (Jesse James e Billy Kid su tutte). La Musica Elettronica strizza l’occhio a La Musica Sinfonica del volume precedente, ma solo nel titolo, perché qui è un intermezzo musicale che chiude la prima parte del disco. Tazebao è un esercizio di stile tutto affidato a Miss Basteghi, che sembra come al solito perfettamente a suo agio ed imperturbabile nello scorrere un bizzarro elenco visionario in cui si parla di Lassie, Casapound e l’”Eucarestia per fascitelli, negri e polizia” a piazza Indipendenza. La sofferenza de L’Amore è Negativo (“Mi piacciono i maestri cattivi, e le tue mani nell’oscurità, mi manchi sul serio, lo sai”) è speculare rispetto alla solo apparentemente liberatoria Perdere Giovanna (“Ritrovare la libertà di fumare, drogarsi, uscire a bere con un’altra donna, cominciare daccapo a immaginare come sarà coniugato al presente il verbo amare”), ma in entrambi i casi si legge disperazione e struggimento.

I Baustelle sono bravissimi a giocare con l’amore e la violenza, proprio come Betty. L’amore e la violenza vol. 2 completa il progetto e si presenta come un disco compatto che riprende le sonorità e i temi del precedente portando entrambi a livelli differenti. Il pop elettronico del primo volume arieggia man mano verso sferzate rock che ricordano i fasti de La Malavita e Amen. Un atto secondo che sembra ancora più puro del precedente perché libero dall’ansia da prestazione tipica dei comeback album. Certo, non c’è nessuna Amanda Lear a farti pensare, “cazzo, cosa ho ascoltato?” e a costringerti al rewind compulsivo, ma qui il punto è un altro. Si tratta della chiusura non programmata di un cerchio, di una evoluzione ulteriore di un progetto nato già finito, lo scorso anno. Una autentica sorpresa che, in seguito all’hype altrettanto improvviso e durato qualche settimana, non ha deluso le aspettative. Tra amore e violenza qui non ci sono risposte, ma eventuali sbocchi, forse. “Mi fai dimenticare di me stesso, mi fai sentire un essere migliore. Vedi, non sono triste come ti aspettavi, non sono gli altri uomini che amavi. E dammi tempo e non mi abbandonare, perché senza di te non so che fare”, canta Bianconi in Baby, dando forse, per la prima volta, un barlume di speranza.

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