Barriga – Web Interview

Data: 13 giugno 2018 |

Barriga – Web Interview

L’Insana Voglia di conoscere i Barriga

Il quartetto bresciano dei Barriga ha esordito con Insana Voglia, l’album uscito il 23 marzo per l’etichetta Freecom/Lilium Produzioni e prodotto da Pietro Paletti. Abbiamo approfittato per fare due chiacchiere via web con la band.

Domanda di rito ad una band emergente: come mai Barriga? Inoltre, in principio ho letto che vi chiamavate Tutti i Gusti +1. Perché avete cambiato nome?

In realtà il nostro vecchio nome era Tutti Frutti +1, e questo dice già tutto: il motivo per cui abbiamo cambiato nome è che “Tutti frutti +1” è sicuramente un nome rock’n’roll a cui siamo molto affezionati, ma oggettivamente un nome del cazzo. Per motivi molto pratici. Ogni volta dovevamo precisare che non c’era in mezzo la “i”, che il “più” era scritto come simbolo e, per non farsi mancare niente, che pure il numero doveva essere scritto col segno 1, e non “uno”. Ci è anche capitato scrivessero Tutty Frutty, sai, perché con la y fa più figo. Insomma ogni volta era una menata incredibile.

Barriga è una parola. Una sola, semplice, quella che ormai sognavamo di avere per sempre. In italiano non ha nessun significato, semplicemente ci piaceva come suonava. In spagnolo significa “pancia” e a noi che siamo cresciuti ascoltando i maestri del rock’n’roll è sempre piaciuto dire le cose di pancia. A proposito di maestri, “il rock’n’roll va dal collo in giù, quando prende la testa, è morto” dice Keith Richards. C’era bisogno di altre motivazioni?

L’album d’esordio è un album importante per la carriera di una band, a differenza di quelli che verranno, in questo disco ci sono racchiusi diversi anni di produzione dei Barriga. Innanzitutto come sono stati questi primi anni insieme e poi tra le varie canzoni scritte in questi anni quali sono andate a finire in questo disco?

Ci riteniamo fortunati perché la maggior parte delle band di nostri coetanei mediamente si è sciolta dopo due/tre anni e molti dei loro membri oggi non suonano neanche più. Noi ormai suoniamo insieme da quasi 10 anni, quindi questi “primi anni” insieme sono serviti a crescere, fare un sacco di cazzate e creare l’amalgama, sia a livello personale che musicale.
È grazie a questi anni che Insana Voglia è un lavoro di squadra al 100%: ci abbiamo buttato dentro tutto. Ok, non proprio tutto: da pivelli abbiamo scritto un bel po’ di pezzi, alcuni dei quali pubblicati in un paio di EP autoprodotti, ma nessuno è andato a finire in Insana Voglia. Le canzoni di Insana Voglia sono state scritte tutte in questi ultimi due anni. Insana Voglia racchiude da un lato la conclusione di un percorso, dall’altro l’inizio di uno nuovo, su cui vogliamo puntare al massimo, e gli anni passati insieme sono serviti a darci conferma che lo vogliamo veramente, e lo vogliamo tutti. Condividiamo lo stesso mood e la stessa voglia (anzi, insana voglia) di fare cazzate, di trasmettere, di esplodere. Saremo dei sognatori, degli illusi, o dei “presi bene cronici”, quello che volete. Perfetto, non lo facciamo apposta, siamo così e crediamo fortemente che in un mondo dove pessimismo, vittimismo e rotture di coglioni regnano sovrani ci sia bisogno di un po’ di rock’n’roll.

Nei testi vengono raccontante varie storie; lo studente fuori sede, il dj, gli esami da preparare, qualche litigio, un amore non proprio corrisposto eccetera. Tutte queste storie che quadro generale vanno a formare? In sintesi, qual è il messaggio di Insana Voglia?

Il messaggio di fondo è non fermarsi mai. Vivere come dei treni, fanculo alle rotture di coglioni. Quelle ci sono, ma che diritto hanno di toglierci la vita? È vero, probabilmente diventando vecchi cambieremo idea, l’entusiasmo se ne andrà. Ma adesso la viviamo così, quindi sforzarci di essere artisti seriosi e presi male ci sembra una gran cazzata. Magari questo disco servirà anche a noi stessi nel futuro: magari tra vent’anni saremo giù di corda, ritroveremo questo disco tra la polvere e ci tornerà la voglia di spaccare tutto. Alla fine, per gli ascoltatori più vecchi noi, la nostra speranza è un po’ quella. Quello che trasmettiamo è esattamente la vita che viviamo, la stessa vita dei nostri coetanei che si trovano a dover affrontare esami all’università, relazioni a distanza sul web e scelte di vita.

Se solo mettessimo il cuore per una volta dove deve stare e lasciassimo le stronzate fuori a guardare è forse la frase che più mi è piaciuta di questo album. Come è nato il brano Alba dalle occhiaie?

Questa è una delle frasi che più di tutte riporta il messaggio del disco: le cose importanti sono quelle che rimangono per sempre, che siano materiali o immateriali, che stiano sul comodino a o nel nostro cuore. Alba dalle occhiaie nasce dalla presa di consapevolezza che soffermarsi sulle stronzate, quando c’è una vita vera da abbracciare, fa male a noi stessi e a chi ci circonda. È un’esortazione a non perdersi nelle cose inutili e a cercare di saper distinguere quando vale la pena sbattersi per qualcosa e quando no.

Ho letto che avete fatto qualche data in Francia, come vi siete trovati lì, che esperienza è stata?

Pazzesco. A parte le ore in furgone e noi quattro a parlare di tutto e di più, il pubblico francese è molto diverso da quello italiano. Suoni in un locale ad orario aperitivo e la gente non è scazzata dai volumi e nemmeno lo è perché “il rumore” impedisce di parlare con chi è seduto al tavolo con te. Suoni e la gente ti ascolta, applaude e chiede di continuare a suonare. A Digione c’era una meravigliosa “ignoranza”, del tipo che la gente ballava in strada pur non capendo i testi delle canzoni. Da rifare.

Continua a parlare del live, l’estate solitamente è la stagione in cui si suona di più, ci sono più concerti, festival e cose simili. Voi che programmi avete?

Abbiamo in programma qualche festival (Albori Music Festival, Cinzella Festival, Paglione Summer Fest) e alcune date tra diversi locali nel Nord Italia. Se va bene dovrebbe saltare fuori qualcosa di molto figo in Sardegna e molto probabilmente ci verranno confermati un altro paio di festival. Abbiamo in programma di fare molti club a partire da settembre. Staremo a vedere. Il nostro obiettivo è sempre quello di fare più concerti possibile, perché stare su un palco e suonare i propri pezzi è la cosa più bella che un musicista può desiderare. Vedere la gente che li canta poi… non ne parliamo.

 

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