Babbutzi Orkestar – 5

Data: 10 aprile 2018 |

Album Information

Babbutzi Orkestar – 5

La Babbutzi Orkestar è una band milanese che nasce nel 2007.
Ha alle spalle la pubblicazione di quattro album, tutti caratterizzati da uno stile balkan ma con stralci dai toni più rock e folk.

Il 6 aprile ha visto la luce il quinto album dal titolo 5, che porta con sé tante novità, a partire dalla composizione della band, diventata un quintetto: Gabriele Roccato (voce), Andrea Migliarini (batteria), Ivan Lo Giusto (basso), Luca Butturini (chitarre) e Marco Motta (sax baritono, clarinetto). I testi dei brani, questa volta, sono interamente in italiano ed i suoni diventano più aggressivi, allontanandosi un po’ dallo stile balkan. Il cinque diventa così il numero perfetto, sia nella formazione della band, ma anche perché 5  è il loro quinto lavoro in studio, contenente cinque brani.

“5 brani, 5 momenti, 5 follie, 5 danze, 5 strumenti” (Babbutzi Orkestar)

Il disco esordisce con Chiky Chiky feat. I’m Not A Blonde. Voce solista dai toni bassi ma che viene bilanciata dalle calde voci femminili di Chiara e Camilla.

Si prosegue con Vinoploda. Dal titolo si può già capire a cosa possa essere dedicata la canzone ed il testo ne è la conferma: “Ogni tanto mi lascio un po’ cadere…e cedo su un bicchiere”. Traccia che tende più al rock, un po’ volutamente fuori tempo con voci caotiche di sottofondo. Ritornello che rimane impresso nella mente.

Poi è la volta di Tony Makkeroni.  Decisamente la traccia più riuscita dell’album e la più orecchiabile. Una di quelle canzoni che vi farà tenere il tempo con le mani. Testo simpatico e divertente che sarà in grado di strapparvi una risata. In perfetto stile rockabilly, Tony Makkeroni vi catapulterà indietro nel tempo facendovi rivivere gli anni 50. Unica pecca forse un po’ troppo lunga sul finale.

Avete presente quelle serate in osteria, buon cibo, camicie sporche di vino rosso e tutti a cantare insieme? Ecco, Fiori e Plata potrebbe essere la colonna sonora di questo genere di serate, un po’ goderecce. Testo che parla essenzialmente d’amore. La più balkan di tutto il disco, per riprendere un po’ gli esordi della band.

Quinta ed ultima traccia deDainosaurus, Il pezzo dai suoni rock ma purtroppo poco trascinante rispetto agli altri. Lascia forse un po’ con l’amaro in bocca per quello che solitamente ci si potrebbe aspettare da questa band, che ci ha sempre abituati a saltare e ballare.

L’ultimo lavoro, quindi, della Babbutzi Orkestar possiamo dire che sia caratterizzato da varie influenze musicali, troviamo al suo interno un po’ di rock, un po’ di ska, ma anche un po’ di balkan. Un disco che potremmo definire di transizione, dove è più la voglia di cambiamento e sperimentazione a prevalere.  Si percepisce la ricerca  di una nuova identità, cercando di abbandonare o per lo meno allontanarsi dai ritmi balcanici, che li ha sempre contraddistinti negli ultimi anni. Forse non è il loro disco più riuscito, ma sicuramente nella Babbutzi Orkestar si denota, come sempre, la voglia di mettere allegria e divertire l’ascoltatore.

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