Ásgeir @ Locomotiv Club 24/11/2017

Data: 25 novembre 2017 |

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Ásgeir @ Locomotiv Club

Unica data italiana per Ásgeir: il folk che fa del Locomotiv uno spazio immenso e cristallino.

Se l’aurora boreale avesse un suono, sarebbe quello delle melodie ascoltate ieri sera. Se l’aurora boreale avesse un regista, a dirigere le sue scie, le sue sfumature, le sue ombre, sarebbe il giovane Ásgeir Trausti che, nella sua unica data italiana, ha buttato giù le mura rosse del club di Via Selrio, e creato spazi immensi ed eterei.

L’enfant prodige islandese, che non deve sgomitare molto per entrare nella gang dei suoi conterranei internazionalmente apprezzati e lodati, grazie al suo mix di strumentazione organica, elettronica cadenzata e voce ultraterrena, macina consensi ai quali non si può fare altro che unirsi.

Ásgeir colpisce un punto preciso, in quel punto dove l’emozione e il misticismo si fondono, ed è esattamente quello che accade con l’apertura affidata a Hold, brano dell’ultimo lavoro Afterglow, e il testo in lingua madre contribuisce a calarci in un’atmosfera intima, familiare. I vecchi amori, gli amici, tutti i ricordi agrodolci incespicano negli schizzi acuti ed empatici di elettronica, tra il romanticismo di Higher alle incisive batterie di Here comes the wave in. Le lodi della band di nordici omaccioni che l’accompagna non si possono non tessere con Underneath it, dove si comincia con un organo a disegnare ghiacci e prati immensi, per poi lasciare a batteria, chitarra e distorsioni, il sapore di una cavalcata selvaggia verso porti di libertà. Ci si perde beatamente in immagini oceaniche e passaggi cristallini, con delle splendide luci sul palco che fanno da perfetta cornice al magic show di Afterglow: i tasti bianchi e neri sono fresche gocce di brina, ma l’elemento più affascinante, il collante, resta la voce di Ásgeir, distintamente acuta e stratificata di armonie, la voce di un ragazzo concentratissimo sul palco, avvolto da un adorabile timidezza; ringrazia spesso, lo fa col cuore. Ci i lascia andare a beat più suadenti, quasi R&b con Unbound, dove synth diventano quasi apocalittici e vibrazioni del basso salgono su per la gola; l’encore viene affidata alla godereccia Stardust e il saluto con Torrent conferma alla platea che quel bel ragazzo lì fa del gran bel folk, un folk con gran stile.

Si dice che almeno una volta nella vita si debba assistere allo spettacolo dell’aurora boreale. Anche ascoltarne il suono vale allo stesso modo la pena.

 

Gallery a cura di Rosy Dennetta

Editor Review

  • Performance

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    80 Punti
  • Pubblico

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    70 Punti
  • Organizzazione

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    70 Punti
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