Almamegretta – Intervista

Data: 17 giugno 2017 |

Almamegretta – Intervista

Ritorno all’essenziale per gli Almamegretta con Ennenne Dub

Gli Almamegretta hanno pubblicato il 12 Maggio Ennenne Dub, remix dell’album uscito lo scorso anno. Abbiamo intervistato Gennaro Tesone, batterista e fondatore del gruppo, che ci ha parlato non solo dell’ultimo lavoro ma anche di Napoli, della musica che la popola e del problema del mezzogiorno ancora scandalosamente ignorato dai vari governi insidiatosi negli ultimi anni.

Cosa vi ha portato a riadattare l’album Ennenne e come mai avete scelto proprio questo album e non un altro del vostro repertorio? Questo arrangiamento dub e i due nuovi inediti cosa aggiungono al messaggio di Ennenne?

È un album che già in fase di lavorazione ci aveva ispirato diverse versioni. Quindi ci è venuto naturale pensare a una versione dub, il nostro manager ha contattato subito i produttori che volevano collaborare con noi ed è venuta fuori una cosa molto importante e prestigiosa. Con noi hanno collaborato Adrian Sherwood, Gaudi, Baldini che ci ha dato una mano su tutto l’album, e ce ne sono ancora molti che trovate nelle info di copertina del disco. È stato un lavoro molto interessante che ci ha dimostrato ancora una volta il respiro internazionale della musica, sono stati tutti molto contenti di lavorare sui nostri brani. Per quanto riguarda l’arrangiamento, in effetti sono rivisitazioni abbastanza diverse per cui hanno aggiunto visioni di altri ai brani che avevamo composto e suonato, gli inediti sono ancora un altro discorso perché li abbiamo suonati e prodotti insieme a Baldini, da zero.

In questo Ennenne Dub siete riusciti a mettere elementi musicali che potrebbero sembrare diametralmente opposti, troviamo testi scritti con Nino D’Angelo e con Carlo D’Angiò con arrangiamenti Dub che è un genere Giamaicano poi ci sono i testi in inglese di Pray e Music Evolution, il dialetto napoletano, la collaborazione con Lee Perry, c’è veramente di tutto. Come è stato assemblare questi elementi? È stata una cosa voluta fare un disco con tutte queste diversità in un periodo del genere oppure è stata una cosa talmente naturale da non farvi pensare a questo aspetto?

Diciamo che noi abbiamo sempre unito cose apparentemente diverse, è una cosa che ci ha caratterizzato fin dall’inizio, ad esempio nell’album Sanacore del ’95 c’è una tammuriata popolare rielaborata, cantata da Giulietta Sacco, che non ha niente a che fare con le tammuriate ma ha a che fare con la musica napoletana e mixata da Adriad Sherwood, queste sono metodologie che noi abbiamo sempre usato. Poi è importante quando metti cose diverse insieme evitare di far uscire un calderone senza capo né coda e credo che noi questo lo abbiamo sempre evitato, queste cose hanno sempre fatto parte del nostro dna e del nostro progetto.

Come mai dopo l’uscita dell’album Controra avete deciso di recuperare la vostra anima puramente dub, che tipo di esigenza avete sentito?

Dopo aver fatto dei dischi in cui c’era molta elettronica abbiamo sentito l’esigenza di tornare all’essenzialità per cui abbiamo fatto un disco come Ennenne e poi Ennenne Dub, sono percorsi che sono abbastanza consueti per noi, ovviamente questo non vuol dire che in futuro non ritorneremo a fare un massiccio uso dell’elettronica e poi pure per quanto riguarda i live, c’è stato un periodo molto lungo in cui insieme agli strumenti utilizzavamo le basi che sono una cosa che abbiamo totalmente abbandonato a un certo punto, tanto è vero che oggi nei concerti non solo non facciamo uso delle basi ma neanche del click, proprio per facilitare l’interplay tra i vari strumenti. Tutto questo inquadra una logica dub e fa sì che i concerti siano abbastanza diversi tra di loro, per noi è molto importante che i concerti non si ripetano sempre uguali, è anche un atto di rispetto verso il pubblico che viene ad ascoltarci perché ogni concerto diventa unico.

Dal 1988, anno in cui hai fondato gli Almamegretta, ad oggi, il gruppo ha avuto diversi cambi di formazione. Le diversità musicali e le varie influenze che hanno contraddistinto il vostro percorso sono attribuibili al fatto che al progetto Almamegretta abbiano partecipato diversi artisti nel corso degli anni?

Chiaramente ogni musicista che ha partecipato ha lasciato qualcosa al progetto, anche se oggi il nucleo storico della band è rimasto intatto. A noi piace sempre collaborare con artisti diversi, questo disco che abbiamo fatto è il manifesto delle collaborazioni, chiaramente adesso nel concerto live i pezzi di Ennenne li eseguiamo con la loro ultima versione, che è appunto la versione che ha fatto un altro produttore.

La musica napoletana è sempre stata molto conosciuta in Italia e nel mondo, a partire da lontano con i grandi classici ad arrivare a voi, a Pino Daniele, a Enzo Avitabile, Eugenio Bennato, Peppe Servillo, James Senese e molti altri. Insomma la nostra musica è sempre piaciuta ed è stata portata con successo anche fuori dalla nostra regione. Ora girando tra i locali di Napoli, di cantautori, artisti e gruppi che portano in musica il nostro dialetto se ne trovano diversi, i quali sono anche molto seguiti dalle nostre parti ma non riescono ad attirare pubblico altrove. Pensi sia solo questione di tempo prima che questi giovani artisti riescano ad affermare questa nuova scena musicale napoletana anche fuori oppure forse è cambiato l’interesse del pubblico verso questo tipo di musica?

Sono pure i momenti storici che cambiano, probabilmente quando noi agli inizi degli anni ’90 abbiamo avuto un certo riscontro la situazione era matura per focalizzare l’attenzione sulla musica fatta con altre lingue e culture poi questa cosa è andata un po’ scemando e secondo me adesso sta ritornando. C’è stato un periodo in cui nessuna radio nazionale trasmetta un pezzo in napoletano, può darsi che le cose cambino, io vedo che la lingua napoletana si sta usando molto di più, evidentemente c’è questa esigenza, anche perché il napoletano è una lingua molto poetica e si adatta benissimo a molti generi. Ci sono stati anche periodi in cui qualsiasi cosa veniva da Napoli catturava l’attenzione, poi ci sono stati un po’ di anni fino a qualche tempo fa in cui questa era un po’ una cosa negativa. Sono cicli storici che cambiano e può essere che in futuro cambieranno ancora.

 Parlando sempre di cose che stanno succedendo a Napoli di questi tempi; come mai gli Almamegretta che hanno parlato in passato di una sorta di meridionalismo, non hanno partecipato al movimento Terroni Uniti? Pensato che questo pensiero meridionalista stia diventando speculare ad altre politiche estremiste e quindi avete preferito defilarvi?

Innanzitutto non siamo stati invitati, se fanno una festa e non ti invitano ovviamente non ci vai, poi per quanto riguarda l’orgoglio napoletano ci andrei con i piedi di piombo perché è molto importante essere napoletani ma bisogna essere contemporaneamente cittadini del mondo, è chiaro che il discorso è provocatorio gli altri ci chiamano terroni e noi con questo movimento rispondiamo di essere fieri di essere terroni. La domanda effettivamente cade bene, ma sostanzialmente a noi non ci hanno invitato, non è stata una nostra scelta, se ci avessero invitati magari avremmo scelto ma questo non è successo e non so neanche bene il perché, come non siamo stati invitati a tante cose che ultimamente sono state fatte a Napoli.

Quando parlavate voi di pensiero “meridionalista” non c’era tutta questa fierezza nell’essere terroni, mentre ora, forse anche grazie al movimento dell’attuale sindaco, siamo tutti più fieri e si parla di far partire una rivoluzione dal sud.

Più che un pensiero meridionalista, questo è un discorso molto più serio che non può essere affrontato solo nelle canzoni e con la musica, era un modo per mettere in campo dei temi che per noi erano importanti. Poi se vogliamo estendere il discorso alla politica una paese come l’Italia se non risolve, e non l’ha ancora risolto, il problema del mezzogiorno è chiaro che non va avanti, non può accadere niente di buono se da Roma in giù non vengono affrontate determinate cose. Per quello che ci riguarda io vorrei capire perché se stai a Napoli hai meno occasioni di lavoro, ma anche nel nostro settore devi rivolgerti ad un management di Milano, ad un ufficio stampa che sta come minimo a Roma, tutto quello che è importante e che ha una certa influenza a livello mediatico sta al nord e Napoli, che era una capitale della cultura, viene sempre più marginalizzata, nessun governo che si è avvicendato in questi anni si è mai posto il problema del meridione e questo è molto grave perché è un problema italiano non solo meridionale, non può esistere un Paese dimezzato. Qualsiasi tipo di rivoluzione (quando parliamo di rivoluzione parliamo di rivoluzione culturale e pacifica, sono passati i tempi in cui c’era il palazzo d’Inverno da conquistare)  non si può porre se non si risolvono determinati problemi. Altre nazioni, tipo la Germania, non dico che l’hanno risolto ma almeno l’hanno affrontato un problema del genere.

Con Ennenne Dub avete collaborato con vere e proprie leggende della musica dub, quanta soddisfazione vi hanno dato queste collaborazioni con artisti che in passato hanno influenzato la vostra musica e che oggi ne fanno parte?

Queste collaborazioni ci hanno inorgoglito molto, se ti formi su dei dischi di artisti di cui tu sei proprio fan è normale che se un giorno ti trovi a collaborare con questi artisti capisci che stai sulla strada giusta e che il tuo è un discorso che può essere compreso anche fuori dall’Italia, anche per questo la lingua napoletana ha una marcia in più, all’estero apprezzano molto il tipo di suono e il tipo di melodia. Non è una cosa facile collaborare con quelli che sono i tuoi miti a noi ci è capitato e siamo molto contenti.

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