Alien Stadium – Livin’ in Elizabethan Times

Data: 3 dicembre 2017 |

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Alien Stadium – Livin’ in Elizabethan Times

La storia della musica ci ha insegnato che quando due o più personalità importanti iniziano a collaborare, il prodotto finale è spesso pregno di follia e genialità, forse per le correnti diverse di pensiero che confluiscono o forse per le idee che si mescolano come in un processo alchemico.

Questo principio è stato dimostrato e messo in atto da Steve Mason, ex leader degli scozzesi Beta Band, e Martin Duffy, ex Felt ma soprattutto tastierista dei Primal Scream, con i quali ha composto delle vere e proprie pietre miliari come Screamadelica. Il loro nuovo progetto, Alien Stadium, ha esordito con un mini album dal titolo Livin’ in Elizabethan Times, pubblicato il primo dicembre, suscitando non poca curiosità tra i fan dei loro rispettivi gruppi originari.

Il lavoro, dalla durata di 28 minuti, presenta quattro brani, tutti sopra i sei minuti di durata, e sin dal primo ascolto mostra una varietà stilistica notevole e mai disordinata: il rock psichedelico che pone le basi dell’album è arricchito da numerose influenze, che confluiscono alla perfezione e contribuiscono a costruire una solida struttura. Così si passa dall’alternative pop di This One’s for the Humans, presentato come singolo, alla neo-psichedelia di The Moon is not your friend, che presenta forti richiami agli Echo & the Bunnymen, per concludere con il festoso pezzo finale, Titanic Dance, dalle forti tinte elettro-dance che difficilmente farà rimanere fermo l’ascoltatore. Inoltre, le sonorità robotiche e aliene risultano una cornice appropriata per il quadro musicale proposto e risultano estremamente psichedeliche.

Purtroppo, come ogni esperimento, l’album non è esente da difetti e, se da una parte lo stile del gruppo appare completamente credibile e riconoscibile, dall’altra il sound complessivo non riesce a portare una vera e propria novità all’interno del genere, e, anzi, sembra molto più vecchio di un lavoro uscito a fine 2017. Infatti, ogni influenza presente nell’album appare fin troppo ancorata ai suoi canoni classici e l’impressione è che non ci si riesca a discostare completamente da essi.

Livin in Elizabethan Times rimane comunque molto interessante e, considerando anche la caratura degli Alien Stadium, la speranza è che il lavoro successivo possa risultare ancora più convincente e originale.

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