Alcesti – Monumenti

Data: 14 maggio 2018 |

Album Information

Alcesti – Monumenti

Il 20 aprile 2018 gli Alcesti hanno pubblicato per la Disco Soviet Studio il nuovo Ep Monumenti.

Dopo Nell’esistente e nell’onirico del 2016, il 2018 si apre con uno stile decisamente più consolidato in linea col panorama indie alternative italiano, tra melodie post rock e trip hop, delineate in un contesto pop.

L’Ep, composto da 4 tracce, è una continua presa di coscienza, narra della forza della crescita e la malinconia dell’ingenuità.

L’aprifila è  affidata al singolo Placenta, tra strofe introspettive e melodiche si inserisce un ritornello da presa diretta e piuttosto radiofonico,

Difendimi dalle logiche dalle retoriche dalle simmetrie…

Difendimi dalle logiche dalle retoriche dalle tue poesie.

E credimi, se ti dico che so creare stranezze.

E credimi…

Nel finale, affidato ad un arpeggio di chitarra e pad elettrici, si torna ad una malinconia predominante. La riflessione in repeat continui è concentrata sul distacco, la lontananza, la volontà di ritornare.

Monumenti, la track omonima all’ep, conferma una predominanza armonica in minore, sintomo di tristezza. La struttura segue una linearità: strofa, ritornello in levare, strofa. Il falsetto vocale è limpido e gradevole.

In Talamo mi sono balzati in mente durante l’ascolto i Subsonica, un rimando confermato nella voce distaccata in registro sintetico sul finale. Il basso che interviene tra un respiro e l’altro è ipnotico, ben allineato con i beat intervenuti in prosieguo. La base di synth crea strutture fantascientifiche, non a caso il testo parla di luoghi spaziali in cui incontrarsi. Di rilievo il bridge captico, bello e d’effetto.

L’ep si conclude con una distensiva Nuovi Mostri, un pezzo abbastanza omogeneo con quanto ascoltato nel resto del disco. Ad un minuto e mezzo dall’inizio la track appare mutare e sconvolgersi, si modula, si inserisce una distorsione da intermezzo. La lirica torrenziale, esclusivamente in italiano come in tutto l’ep, indica una volontà di esprimersi e allo stesso tempo, sfogarsi. Nel finale del pezzo si inserisce un parlato, sfumato poi in mille echi.

I tre veneti, Marco Ferrante, Mattia Quaglia e Stefano Cocco, vanno oltre quanto creato finora, con la richiesta di adattarsi sì, ma chiedendo comprensione. L’intero progetto è stato registrato e prodotto da Martino Cuman (Non Voglio Che Clara).

Non resta, con curiosità, che attendere un prosieguo, con una sincera attestazione di fiducia.

 

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