Alberto Cipolla – Web Interview

Data: 8 maggio 2018 |

Alberto Cipolla – Web Interview

Alberto Cipolla, tra intimismo ed elettronica

In occasione del release party di Branches al Jazz Club di Torino, Alberto Cipolla ci ha raccontato del suo ultimo disco uscito il 30 Marzo MeatBeat records. Un album che può essere guardato con gli occhi della mente, grazie ad un sound tra classico e moderno capace di narrare, emozionare ed incantare l’ascoltatore. Il filo conduttore dei dodici brani che compongono Branches è il tema della scelta e delle infinite possibilità che si presentano lungo la nostra vita.

Alberto Cipolla, classe 1988, chi è e cosa ha fatto prima di arrivare a Branches?

Prima di arrivare a Branches c’è un percorso di studio di pianoforte che è iniziato quando avevo 10 anni (percorso iniziato per giustificare il fatto che in casa passassi più tempo a guardare le cassette girare nello stereo e a buttare le mani sconclusionatamente su una piccola tastiera di mia sorella piuttosto che a giocare in cortile come gli altri bambini), poi ci sono io a 15-16 anni che faccio produzioni dance casalinghe (erano gli anni 2000, capitemi, lo abbiamo fatto tutti) e quindi gli studi di composizione in conservatorio, finite le superiori, e direzione d’orchestra. Insieme a questi, anche i corsi di arrangiamento e produzione al CPM di Milano e all’APM di Saluzzo. In questi anni, lavorativamente, mi sono occupato della scrittura di colonne sonore per cortometraggi, documentari e film,oltre a suonare anche come tastierista turnista per diversi progetti cantautorali e non del torinese. Nel 2014 è uscito il mio primo album, Soundtrack for Movies in Your Head, con cui ho girato un po’ di festival e live club, soprattutto piemontesi. E quindi è arrivato, ora, Branches.

Branches è un lavoro molto curato, cesellato. Dai suoni puliti e ben equilibrati all’artwork (l’albero della copertina del tuo cd è presente anche nel blog Queer Stories). Ci racconti la genesi dell’intero album e del lavoro che c’è stato dietro?

L’album nasce fondamentalmente con alcuni pezzi sconnessi, cose che non rientravano nel primo disco, cose abbozzate, appunti musicali senza ancora un testo e quindi senza ancora una linea comune. In primis c’è stato l’incontro con Raffaele D’Anello, produttore del disco, che ha reso possibile l’ingresso nell’etichetta MeatBeat e la lavorazione dell’album. In secundis, l’idea di base del tema delle scelte c’era già in canzoni più che abbozzate, come No Regrets, o del vecchio disco (aiutato anche nell’ispirazione da film come “Mr.Nobody” di Van Dormael), ma mi piaceva l’idea di approfondire il discorso e provare a guardarlo da più prospettive. In più, alcuni vicissitudini mie e non, accadute nel periodo di lavorazione, hanno aiutato a trovare ispirazione per testi e musiche nuove. L’albero della copertina è merito di Clara Nazzareno, giovane artista che conosce sia me che Giulia Gaveglio, autrice di alcuni racconti in Queer Stories. Siccome mi interessa sempre creare un progetto artistico completo (e non solo una mera raccolta di brani e basta) ho chiesto a Clara di interpretare in totale libertà i brani, in modo da realizzare il booklet del cd con le sue illustrazioni, una per brano, e di immaginare una copertina, sviluppando il concept di scelta/sliding doors. Non avevo ancora un titolo per il disco e, non appena ho visto il suo disegno, “Branches” è stato lampante.

Timelapse, la canzone di apertura del disco, è una sorta di preludio, dove dai il benvenuto nel mondo chiamato Branches: ci racconti questo universo delicato, malinconico ma allo stesso tempo forte e vigoroso?

Timelapse è forse proprio l’unica canzone (o una delle pochissime) ad essere nata “decontestualizzata” dal tema comune dell’album. Mi piaceva quindi l’idea di metterla come traccia d’apertura per via del suo carattere evocativo e perché funzionasse come “biglietto da visita”, visto che dentro c’è un po’ tutto quello che poi si ritrova nel disco: parti più soft, malinconiche e misteriose, momenti più carichi e con una bella spinta, pianoforte al centro, ma anche la parte “classica” con l’utilizzo degli archi e quella più elettronica, l’utilizzo di soluzioni armoniche facili e orecchiabili ma non scontate, né totalmente strumentale né effettivamente cantata (visto che la voce umana c’è ma è uno strumento alla pari di altri).

Ascoltando Branches troviamo diverse contaminazioni di stili. Quali sono state le tue influenze?

Consciamente non saprei dirti che cosa ci è finito dentro: sicuramente tra le cose che più ho ascoltato durante la lavorazione del disco ci sono Ólafur Arnalds, Anohni o The Raah Project. Ma credo che, inconsciamente, la mia scrittura fonda un po’ tante cose che ascolto o che studio e suono spesso. Un mescolone di classica pianistica (Beethoven e Chopin, forse, su tutti), Yann Tiersen, post-rock (Explosions in The Sky e Mogway), Sigur Ros, Arcade Fire, i vecchi Muse, Radiohead o progetti contemporanei più orientati all’elettronica.

Nell’album affronti il tema della scelta, un po’ delle sliding doors. Qual è stata per te una delle scelte più determinanti?

Uno dei fulcri dell’album è il fatto che alcune cose, per quante strade diverse noi prendiamo, accadranno comunque, perché derivate da una nostra indole personale o perché comunque in un modo o nell’altro tutte le scelte ci avrebbero portato lì (e per deviare il corso di quella strada ci sarebbe voluta una scelta molto più radicale). Io credo che, probabilmente, sarei comunque finito per fare il musicista ma sicuramente la scelta (non priva di contrasti) di dedicare agli studi musicali tutte le attenzioni, una volta finito il liceo, anziché invece tenerla come una passione da coltivare parallelamente agli studi “per un lavoro vero” sia stata determinante. Ma la cosa interessante, secondo me, è che (per me ma come credo per tutti) queste scelte determinanti arrivino da una serie di eventi molto più piccoli e apparentemente scollegati: non avrei conosciuto le scuole musicali che poi ho deciso di frequentare se, prima, non fossi capitato in “quella” classe di liceo, in “quella” scuola, conoscendo “quelle” persone, facendo “quelle” cose, eccetera, e anche se ogni tanto uno pensa che il percorso che sta facendo sia quello sbagliato o preferirebbe altre circostanze, magari è invece proprio la strada giusta. Avrei preferito altro? Forse, ma forse ora sarei una persona ed un musicista totalmente diverso. Magari sarei, chessò, un ingegnere con la passione per la musica. Invece per fortuna faccio quello che faccio (senza offesa per gli ingegneri, intendiamoci).

L’8 Maggio ci sarà la presentazione dell’album. Ci vuoi dare un piccolo anticipo di quello che succederà?

Per l’8 Maggio stiamo preparando uno spettacolo con i fiocchi. L’intento è sempre quello di creare qualcosa di artistico, nel senso più ampio del termine, e quindi di far coesistere diverse espressioni. Per questo l’allestimento della sala (e forse anche del palco) vedrà le illustrazioni di Clara Nazzareno, sia quelle presenti nel booklet sia altre che seguono il medesimo concept, e possibilmente la stessa cosa si ripeterà, dove possibile, in tutti i futuri live in modo da avere sempre il binomio concerto/mostra. Musicalmente, visto che presentiamo il disco dal vivo, faremo tutto esattamente come su disco: sul palco ci sarò io al piano e ai synth, Raffaele D’Anello a gestire la parte elettronica più qualche percussione, ed un quartetto d’archi. Ci sarà, così come su disco, Cecilia all’arpa e alla voce per il duetto su Foggy Day e l’omonima Cecilia Siccardi per i cori e la parte vocale di Timelapse. Ovviamente non mancheranno anche un po’ di brani del vecchio disco (riarrangiati per la formazione nuova) e un momento che mi piace sempre parecchio: l’improvvisazione musicale con il pubblico. Un piccolo giochino che mi diverto a fare, forse con un po’ di esibizionismo ma – oh – che ci vuoi fare, se no non salirei neanche su un palco. Stiamo preparando una bellissima serata, quindi spero non manchi davvero nessuno!

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

Sarò ancora live il 26 Maggio al Margot di Carmagnola, ci saranno una serie di ospitate in radio e ancora un paio di eventi da confermare a Giugno. Sempre a Giugno finalmente finisco anche gli studi della triennale di Direzione d’Orchestra e, avendo quindi l’estate finalmente libera, stiamo cercando per ora di fissare quante più date riusciamo nel periodo estivo, tra programmazioni all’aperto nei locali o festival. Appena ci saranno cose confermate aggiornerò sicuramente tutto l’aggiornabile su social e simili.

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